MILANO - Dicono che quell'orsa femmina senza nome torni spesso nel luogo dove si accoppiò con Bernardo. Le guardie del Parco Nazionale d'Abruzzo l'hanno avvistata più volte mentre si aggirava da quelle parti, località Acqua Ventilata, tra Gioia dei Marsi e Pescasseroli. Ci arriva sbandando un po', come fa da quando una tagliola per cinghiali piazzata dai bracconieri le ha tranciato di netto la zampa anteriore destra.
Dicono che non si sia mai rassegnata alla morte del suo «compagno», uno dei tre orsi marsicani ritrovati avvelenati nel 2007. Può darsi, com'è propensa a credere la responsabile scientifica del Parco Cinzia Sulli, che questa sia «un'interpretazione un po' troppo "umana" del suo comportamento». Può darsi, certo. Ma anche no. Perché questa femmina dev'essere un po' speciale se è vero, come dice chi l'ha vista, che si è presa anche cura di due cuccioli di un'altra orsa meno fortunata di lei.
Nella primavera del 2010 la madre dei due orsetti si avvicinò troppo a una zona abitata, fu investita e uccisa da un camion. I piccoli, non ancora del tutto svezzati, vagarono per qualche mese da soli rimanendo nella zona dell'incidente. E più di una volta in quei mesi sono stati visti al seguito della «femmina zoppa», come la chiamano le guardie che da anni mettono a fuoco la sua sagoma nelle lenti dei loro binocoli.
«Lei», la zoppa, è un'orsa marsicana adulta (ha più o meno dieci anni) e vive da sempre nel Parco Nazionale d'Abruzzo. «Non è mai stata aggressiva» racconta il presidente del Parco Giuseppe Rossi che ne ha sentito parlare tante volte. «È un esemplare sotto controllo, in buona salute nonostante il problema alla zampa. È avvistata e segnalata costantemente e in effetti uno degli orsi che si è accoppiato con lei anni fa è fra i tre di quell'avvelenamento che ancora oggi non ha un colpevole».
Da quell'accoppiamento non sono mai nati cuccioli e forse è proprio per questo che «la zoppa» ha avvicinato e si è lasciata avvicinare dai piccoli non suoi: come se li avesse «adottati» per il tempo che mancava al termine dello svezzamento. La dottoressa Sulli dice che «non si conoscono fenomeni di adozione per l'orso marsicano», che «magari semplicemente sono capitati nella stessa zona...».
Che abbia o no gli «adottati» vicino, di questi tempi la femmina zoppa è di sicuro alla ricerca della tana per il letargo. Cercherà il suo rifugio invernale dove rimarrà fino a marzo in una sorta di sonno leggero che le consentirà di captare le belle giornate di sole e magari di svegliarsi per un giro all'esterno, a caccia di un po' di cibo. Dopodiché si preparerà per la stagione dell'amore (maggio-giugno) e chissà, forse sarà ancora una volta «troppo umana» da tornare di nuovo in quel luogo: tra Gioia dei Marsi e Pescasseroli, dove fu vista accoppiarsi con Bernardo.
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